Cannabis light: un po’ di chiarezza

La cannabis light è un nuovo tipo di cannabis “leggera” assolutamente legale in Italia ormai dall’estate del 2017.

Ma quali differenze ci sono tra la canapa legale e la “classica” cannabis?

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Cannabis light: che cos’è?

La cannabis light in Italia è considerata legale a patto che i livelli di THC, il suo principio attivo, non superino il massimo di 0,2%, anche se in alcuni casi è consentito il limite massimo di 0,6%.

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La canapa legale, a differenza della cannabis “classica” è il risultato di una lunga serie di esperimenti in laboratorio che hanno permesso di modificare le e genetiche della canapa sativa, la pianta da cui si ottiene la cannabis e da cui è tratto il THC, di dare vita a diverse varianti con livelli di principio attivo inferiori rispetto alla “classica” cannabis” e in linea con le normative nazionali vigenti. Grazie ai bassi livelli di THC, inoltre, la cannabis legale ha perso la “caratteristica” di influire sulle capacità psichiche di chi la utilizza.

Il THC, il tetraidrocannabinolo, è, infatti, la sostanza, che viene prodotta dai fiori di cannabis, ad avere effetti psicotropi.

Cannabis light: la normativa in Italia

Cosa ci dice la legge nazionale e come regolamenta l’utilizzo e la vendita della cannabis light?

Entrata in vigore il 14 gennaio 2017, dopo la legge n° 242 del 2 dicembre 2016 pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la legge introduce nell’ordinamento italiano due novità principali:

  • non è necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate caratterizzate da un contenuto massimo di THC dello 0,2%. Il coltivatore ha il solo obbligo di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi e le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente;
  • la percentuale di THC nelle piante analizzate può oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema di alcun genere per il coltivatore. Laddove si rendano necessari dei controlli, saranno affidati a un soggetto unico e sempre in presenza del diretto interessato, il quale dovrà essere alla fine fornito di un campione prelevato per le eventuali contro-analisi. Laddove, invece, la percentuale di THC dovesse superare la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso il coltivatore non avrà alcuna responsabilità penale.

In conclusione, quando parliamo di cannabis light ci riferiamo a una sostanza assolutamente legale, proprio perché a differenza della cannabis “normale” la limitazione del principio attivo non ha alcun effetto sulla psiche, come accade invece nel caso delle sostanze psicotrope.

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